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2016 : Società inclusiva e settore sociale

Società inclusiva e settore sociale:
Quale ruolo potranno giocare i professionisti del settore sociale all’interno del percorso verso una società inclusiva?


Il termine « inclusione » è apparso nelle nostre società occidentali negli anni 90 quando si constatava un aumento delle disuguaglianze sociali e dei comportamenti d’esclusione. Quale senso ricopre questo nuovo concetto? Quali modifiche propone nella relazione degli individui con la società? Quale portata avrà per i professionisti del settore sociale?
Il termine « inclusione » viene dal mondo anglosassone o più esattamente da una corrente internazionale preoccupata della collocazione delle persone diversamente abili nella società. Questa nozione è emersa con l’impostazione delle associazioni di persone diversamente abili e delle istanze internazionali che rifiutano la stigmatizzazione e perseguono una reale accettazione delle differenze. Poi ha raggiunto le sfere politiche per toccare tutti i campi e tutti i luoghi dove si sviluppano le disuguaglianze nelle nostre società: la scuola ma anche il lavoro, l’alloggio, il tempo libero… Le persone diversamente abili ma anche le persone in disagio sociale, le minoranze, i lavoratori poveri, i migranti, ecc.

Alcune definizioni

Nel campo della disabilità, si scopre che il modello inclusivo è legato molto al nuovo modello concettuale di « persona diversamente abile ». In questo modello, la partecipazione sociale è il risultato di un’interazione tra le caratteristiche della persona e le caratteristiche dell’ambiente. Il deficit che la persona presenta ha come conseguenza un’incapacità di adattamento in un ambiente dato, che sarà facilitante o al contrario di ostacolo, creando in questo modo la situazione di handicap. Ad esempio, le facilità d’accesso ai mezzi pubblici o la presenza di interpreti per giornate di studio sono facilitatori di partecipazione sociale. Questo modello concettuale è in linea con il modello di società inclusiva che considera che l’ambiente deve essere sistemato, evolversi, adattarsi per compensare gli ostacoli o almeno facilitare la piena partecipazione di tutte le persone facenti parte della società. Possiamo differenziare l’inclusione dell’integrazione, che suppone un cambiamento, un movimento della persona in difficoltà verso la la società per integrarsi.
Si può facilmente estendere quest'approccio alle altre forme d'esclusione, nel campo del lavoro, delle migrazioni, delle difficoltà sociali o culturali, ecc., dove le interazioni saranno facilitatrici o al contrario generatrici di impedimenti ad una partecipazione dei cittadini.
Così, il sociologo tedesco Niklas Luhmann (1927-1998) utilizza il termine di «  inclusione sociale » per caratterizzare le relazioni tra gli individui ed i sistemi sociali. L'inclusione sociale è considerata come l'opposto dell'esclusione sociale. Riguarda i settori economici, sociali, culturali e politici della società.
Inoltre per la commissione europea « l'inclusione attiva consiste nel permettere ad ogni cittadino, anche ai più svantaggiati, di partecipare interamente alla società, ed in particolare di svolgere un lavoro. Essa mira a trattare vari problemi: la povertà, l'esclusione sociale, la povertà dei lavoratori, la disoccupazione di lunga durata, (…), le diseguaglianze di genere. »
La società inclusiva è quella che accoglie o introduce all’interno delle sue frontiere, dei suoi valori, delle sue norme, tutti coloro che ne fanno parte di diritto. L'ideale della società inclusiva si fonda sull'idea d'uguaglianza degli individui nelle loro singolarità. In una società inclusiva, ciascuno ha il suo posto, ha diritto al rispetto e ad una cittadinanza piena ed intera, indipendentemente dal colore della sua pelle, dal genere, dalla sua cultura, l'infermità di cui soffre o la sua situazione economica.


Conseguenze per il lavoro sociale

Questo nuovo modo di considerare le relazioni sociali riguarda tanto i nostri modelli culturali che i vari luoghi (scuola, impresa, istituzione…) caratterizzati dalla norma, per quanto riguarda il livello e la classificazione, secondo standard istituiti ed invarianti.
Ma il lavoro sociale si è costruito sulle frontiere, le soglie che separano, in una società, coloro che sono « nella norma », e coloro che non lo sono. Ha così creato luoghi e forme d'accompagnamento specializzate, che permettono a queste persone non di essere completamente escluse, senza tuttavia essere completamente inclusi…
Pertanto, la relazione che abbiamo con la norma, la specializzazione e la separazione è rimessa in discussione, ed il progetto di una società inclusiva ci invita a trasformare le modalità d'intervento del lavoro sociale e medico-sociale. Implica una più grande permeabilità tra le istituzioni e la società, tra i settori detti specializzati ed il mondo ordinario. Conduce a progetti di « deistituzionalizzazione ». Gli orientamenti del Consiglio d'Europa vanno in questo senso. Essi riguardano l'alloggio, la scolarità, il lavoro, incitano ad andare sempre più avanti verso strutture aperte, verso accompagnamenti in luoghi ordinari e condivisi.
Il nostro seminario mira, basandosi su questo progetto di società inclusiva, a sviluppare nuove forme d'azione sociale, dove ciascuno troverebbe il suo posto e potrebbe esercitare interamente la sua cittadinanza: Quali sono le sfide? Quali sono i limiti? Quali « buone pratiche » sarebbero da sviluppare per garantire questa nuova forma di vivere insieme?
In questo quadro generale, gli interventi preparati per il seminario dovrebbero costruirsi all'incrocio di due campi:
Il campo dei settori pubblici interessati: persone in situazione di disabilità, anziani, giovani, persone in difficoltà sociale, minoranze, migranti, ecc.
Il campo dei settori d'intervento: la scolarità, il lavoro, l'alloggio, la partecipazione dei cittadini (attività culturali e sportive), ecc.

Social Sans Frontières, il 18 gennaio 2016