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Viaggio a Firenze


Viaggio di studi a FIRENZE (Italia)

Dal 29 settembre al 3 ottobre 2010



Partecipanti: MATHIEU Alain, MICHALAK Richard, OBERGFELL Denise, ORLANDINI Bruno, WACK Jean-Paul, WALDNER Sylvie

All'ultimo momento, Suzanne STANISIERE purtroppo non ha potuto accompagnarci.

Siamo stati accolti calorosamente dai nostri partner italiani fin dal nostro arrivo il mercoledì sera:

Violetta FRATTERIGO, direttrice di La Riforma, Luciano BELARDI, Simonetta FANFANI

Bruno aveva preparato accuratamente questo viaggio, molto riuscito e istruttivo.

Giovedì 30 settembre 2010, la mattina:

Siamo accolti verso le 9 alla Cooperativa Sociale "La Riforma", Centro Diurno di Riabilitazione Psicosociale, situato Via Manzoni, 21 a Firenze. Faremo più ampia conoscenza con questa struttura nel pomeriggio.  Stamattina, Sig. Daniele Massa chi lavora alla Comune di Firenze, interviene a titolo personale, non incaricato, per parlarci dell'organizzazione delle cure e della politica sociale in Italia.

Lavoriamo nella biblioteca del centro, luogo molto carico di storia. La casa risale degli anni 1880.  Qui, si trovava il Consiglio delle Chiesa protestante. Il presidente, pastore della Chiesa Valdese era di madre lingua francese. La valle valdese si trova ai confini dell'Italia, nella parte francofona. In questo palazzo, si nascondevano gli Ebrei durante la Resistenza.

Per quanto riguarda l'aspetto sanitario, c'è in principio un trattamento giusto in materia di accesso alle cure. Tuttavia, i mezzi non sono ripartiti in modo giusto. Cioè, i cittadini del Sud del paese hanno l'obbligo di farsi curare al Nord. Questo ha dovuto essenzialmente a delle ripartizioni impari dei professionisti della salute nel paese, e non ai mezzi materiali.

C'era un centinaio di ospedali dodici anni fa, non più di trentotto oggi.

Per quanto riguardo l'aiuto sociale, lo stato ha delegato le sue competenze alle regioni: questo è scritto nella Costituzione italiana.
Ci sono venti regioni di cui cinque sono di statuto specifico.

Lo stato dovrebbe mettere in posto un minimo equo al livello nazionale in materia di politici sociali, ma ci sono delle importanti differenze nelle pratiche secondo le regioni. Mentre l'accesso alle cure è retto su un principio equo per tutti i cittadini italiani, non è il caso sul campo sociale. Non c'è nessuna indicazione rispetto ai diritti minimi. Ci sono tanti sistemi che regioni. È un serio problema; non c'è al momento nessuna riflessione su questa domanda.

In materia di aiuto sociale, ci sono due tipi di sostegni: per la vita o in modo temporaneo.
Per esempio, i senza tetti e le persone senza impiego beneficiano di un sostegno per la vita; questa possibilità ci sembra aberrante.
L'aiuto sociale costituisce un sostegno incondizionato in alcune regioni. In Toscana, ci sono dei diritti e degli obblighi. Occorre tra altri un progetto d'inserzione. L'azione sociale consiste a rispondere a un bisogno, e non di più, in modo adattato ad ogni situazione individuale o collettiva.

Il lavoro sociale ha bisogno di volontari numerosi e investiti. La cosa di cui non abbiamo l'abitudine in Francia è che i volontari devono provare a rispondere ai bisogni espressi e diagnostici. Nel caso, i volontari devono formarsi per acquistare delle competenze che non hanno ancora, ma di cui hanno bisogno per rispondere ad un tale bisogno. Invece, non bisogna andare in nessun caso al di la del bisogno espresso, sia professionale che volontario: è una vera cultura.

Numerose persone vecchie di settantacinque anni e più vivono a casa con una governante presenta 24 ore su 24, pagata circa 1000 €  al mese. La popolazione toscana è molto vecchia.
Secondo Daniele Massa, "la Toscana è la regione dove le persone vecchie sono in maggioranza. A Firenze, le persone vecchie rappresentano il 30% della popolazione di cui sono più di centenari" circa 130.

L'assistenza al domicilio della persona vecchia è ben sviluppata in Toscana. Così, la rete familiare funziona con i tempi di presenza organizzata ripartiti tra i vicini. In questo caso, gli assistenti familiari beneficiano di una protezione giuridica rispetto al loro impiego.
Il costo di una presa incaricata in casa di riposo costa circa 3700 € al mese, per un prezzo di giornata di 120 €, la metà può essere presa in carico dal SIAST (Servizio Integrato Assistenza Sociale Territoriale).

La situazione di una persona vecchia che intende essere in difficoltà per vivere a casa è valutata d'una commissione composta d'un psicologo, d'un medico, di un'infermiera. Il problema e le soluzioni possibili sono valutati. È la commissione che decide se la risposta è un aiuto a domicilio, un posto in Casa di riposo, delle cure, etc. Si può contestare questa decisione, per esempio quando la famiglia non può prendere in carico l'accompagnamento raccomandato dalla commissione.

Ci sono delle associazioni di volontarie, nozione di associazione similare a quella della Francia che organizza aiuto ed assistenza.
Le persone isolate possono chiamare l'aiuto di queste associazioni che suppliscono alla funzione della famiglia "inesistente". Il volontario deve potere adattarsi all'occorrenza reale dell'utente, se no, non è più un volontario utile alla causa dell'associazione. È un esercizio di stile difficile, anche per i professionisti. In conseguenza il servizio pubblico ha l'obbligo di organizzare delle formazioni.

Ci sono 400 associazioni di volontari a Firenze. Il collocamento in rete è una vera cultura.
La crisi economica ha per conseguenza che ci sono meno mezzi per il campo sociale.
L'Italia ha uno dei tassi di natalità più bassa d'Europa, invalso a 1,4.

Il bisogno nazionale si alzerebbe a 7 milioni di euros, mentre che ci sono solamente 400 000 euros disponibili. In confronto a questo punto, il funzionamento dello stato è il più costoso dell'Europa. Il grosso problema rimane il finanziamento della presa in carico delle persone vecchie dipendenti.
La filosofia di base consiste a valutare i bisogni molto precisi nello scopo di non sciupare i mezzi umani, materiali e finanziari. Si tratta di una filosofia di gestione in buon padre di famiglia.
La Toscana deve trovare delle risorse supplementari grazie al modo di tasse proporzionali ai redditi.

Il mondo del volontario è composto spesso delle persone ricche. Spendono il loro denaro per servire. Ciò suppone di accettare di svilupparsi, di cambiare, per sostenere le cause prioritarie. È anche una vera cultura.
Alla chiesa cattolica italiana piace fare la carità, al contrario di La Riforma chi prende in carico la persona, l'Uomo.

I giovani hanno molto la voglia di aiutare, di essere solidali. Lo sono al loro modo, in un mezzo più spontaneo e non organizzato, ma tanto in un modo più puntuale. Loro non s'inseriscono necessariamente in un programma su una certa durata, ma nelle azioni puntuali.



Uno degli scopi essenziali di questo viaggio era di consegnare le medaglie di Social Sans Frontières ai diplomati 2007 de « L'Europa siamo anche noi: costruiamo dei ponti per l'Europa ». E' stato il nostro partner a Firenze, LA RIFORMA, che aveva proposto le opere realizzate dai suoi assistiti, tre delle quali sono state premiate.

Si tratta di un'opera individuale e due opere collettive.

 


Prima foto: le tre opere premiate. Seconda foto: Violetta, la direttrice de LA RIFORMA, a sinistra e Simonetta, la sua segretaria, a destra

La RIFORMA è un centro di accoglienza diurna che si definisce come un luogo di  riabilitazione psicosociale. In questo centro, situato in pieno centro città, vengono accolte persone con turbe psichiche e per le quali LA RIFORMA cerca di mantenere dei legami sociali e contatti basati sull'accoglienza individuale.
Il nome dell'associazione "La RIFORMA" si lega da un lato alla riforma della chiesa protestante Valdese e dall'altro alla riforma della psichiatria. Nel 1978, infatti, l'Italia ha riformato il settore psichiatrico chiudendo numerosi ospedali. In conseguenza di ciò l'associazione si è confrontata con una nuova realtà. Per rispondere a questa nuova richiesta ha aperto un centro sociale che propone numerose attività diurne.
Nel 1995 costituisce una cooperativa destinata a completare le attività del centro sociale. Questo nuovo statuto si è reso necessario per poter ricevere donazioni e accedere a sovvenzioni. Oggi La RIFORMA si definisce come un luogo di servizio, di accompagnamento e di dialogo.

La consegna delle medaglie

La consegna delle medaglie costituisce un momento forte e simbolico tanto per gli utenti che per le istituzioni. In tre occasioni ho avuto l'incarico di rappresentare Social Sans Frontières nella consegna dei premi. La prima volta è stato a Strasbourg, presso Orientation Prévention Insertion,  associazione di prevenzione specializzata operante nel quartiere della Montagne Verte, dove dei pre-adolescenti e degli adolescenti aspettavano con eccitazione di essere ricompensati.  Questa piccola cerimonia si è svolta in presenza dei genitori e l'emozione e l'orgoglio erano palpabili. Bisogna dire che la medaglia stessa è molto carina e brilla di tutte le stelle dell'Europa. Ma rappresenta anche un simbolo che permette di riconoscere e di gratificare l'impegno in un progetto condiviso a livello europeo da persone beneficiarie dell'azione sociale. La seconda volta dovevo consegnare la medaglia ad una signora di ottantacinque anni a Londra.  Si trattava di un'associazione di accoglienza diurna per le persone malvedenti o nonvedenti. In questa associazione era presente un atelier di arti plastiche e nel corso della cerimonia organizzata per la consegna della medaglia di Social Sans Frontières erano presenti numerose persone oltre agli utenti e alle loro famiglie. Parlo espressamente di cerimonia perchè si tratta di una vera e propria cerimonia impregnata di orgoglio, dignità, riconoscenza e, soprattutto, emozione.



La medaglia d'oro di Sociale Sans Frontières. Esistono anche la medaglia d'argento e la medaglia di bronzo


Quella a La RIFORMA è stata la terza consegna di medaglie e anche questo è stato un grande momento di emozione per gli utenti e le famiglie ma anche per il personale dell'associazione  che ha visto così riconosciuto, attraverso il premio consegnato ai suoi utenti,  il suo lavoro di accompagnamento.
Violetta, la direttrice, mi ha detto: “abbiamo bisogno di gratificazioni e la venuta di Social Sans Frontières a Firenze, tra le nostre mura, è stata un vero riconoscimento per tutto il lavoro compiuto”.

 

A sinistra: il gruppo dei premiati. A destra: il pubblico assiste alla consegna delle medaglie

Credo che dovremmo continuare questa tradizione. Queste tre esperienze mi hanno dimostrato quanto fossimo attesi dai nostri partner francesi e stranieri e quanto essi apprezzassero che noi riconoscessimo l'impegno e le realizzazioni delle persone da loro accolte.